VERMOUTH

Il vermouth non è un liquore e non è un semplice aperitivo: è un vino aromatizzato con erbe, spezie e, soprattutto, artemisia, il cui nome tedesco (Wermut) ha dato il nome al prodotto. La produzione moderna nasce nel Settecento in Piemonte, vicino alle Alpi che fornivano le erbe necessarie. Nel 1786, a Torino, Carpano ne fece il primo prodotto commerciale strutturato, e in pochi decenni il vermouth divenne l'aperitivo della corte sabauda. Dopo un lungo declino industriale nel dopoguerra, dagli anni Duemila una nuova generazione di produttori ha riportato il vermouth artigianale al centro della scena, usando vini di qualità e botaniche locali. Dal 2017 esiste il Vermouth di Torino, l'unica denominazione geografica protetta al mondo per un vermouth.

Rosso, bianco o dry: quale vermouth scegliere

Il vermouth rosso è il più conosciuto: dolce, ricco, con note di caramello, china e scorza d'arancia. È la base del Negroni (con gin e bitter), dell'Americano e del Manhattan. Il vermouth bianco è più leggero, floreale, spesso con note di vaniglia e camomilla: si beve liscio con ghiaccio e una scorza di limone, oppure nel Martini Cocktail. Il vermouth dry ha residuo zuccherino minimo, è secco e più erbaceo: funziona nel Martini classico e nel Gibson. La gradazione alcolica va dai 16 ai 22% vol., a seconda del tipo e del produttore.

Come berlo e quanto spendere

Liscio, freddo (10-12 °C), con ghiaccio e una scorza di agrume: è il modo piemontese. In miscelazione, è l'ingrediente che dà complessità al cocktail senza coprire gli altri. Un buon vermouth artigianale parte da 10-15 euro; le etichette di riferimento del Vermouth di Torino si muovono tra i 18 e i 30 euro. Le versioni riserva o a tiratura limitata superano i 35 euro. A differenza dei distillati, il vermouth va consumato entro qualche settimana dall'apertura e conservato in frigorifero: è un vino, non uno spirito, e si ossida.

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