Trenta euro è la soglia dove le bollicine smettono di essere un intermezzo e diventano il vino della serata. A questa cifra il Franciacorta d'ingresso diventa accessibile, e con lui un livello di complessità che giustifica di tenere il calice in mano per tutta la cena.
Franciacorta: il metodo classico bresciano
Il Franciacorta è l'unica bollicina italiana ad aver eliminato la parola "spumante" dall'etichetta, seguendo il modello Champagne. Il disciplinare è tra i più severi d'Italia: almeno 18 mesi sui lieviti per il non vintage, 24 per Rosé e Satèn, 30 per il millesimato. Il Satèn — Chardonnay in purezza o con Pinot Bianco, imbottigliato a pressione ridotta — è lo stile più cremoso e meno aggressivo della denominazione: buon punto di ingresso per chi si avvicina per la prima volta. Sotto i 30 euro trovi le etichette d'ingresso delle case più serie.
Alta Langa: il metodo classico piemontese
L'Alta Langa DOCG è la risposta piemontese al metodo classico: Chardonnay e Pinot Nero da vigneti oltre i 250 metri sulle Langhe, almeno 30 mesi sui lieviti prima dell'uscita. È una denominazione ancora giovane — la DOCG arriva nel 2011 — ma ha già produttori capaci di fare bollicine di carattere vero, con una tensione e una sapidità che ricordano la Champagne più di quanto farebbero le versioni da pianura. A questa fascia di prezzo è tra le bollicine italiane più sottovalutate.
Crémant: il metodo classico francese fuori dalla Champagne
Il Crémant d'Alsace, di Borgogna, della Loira: bollicine francesi a metodo classico che a questa cifra offrono complessità reale senza il sovrapprezzo del nome Champagne. Il Crémant d'Alsace da Pinot Bianco è tra i più facili da abbinare a tavola; quello di Borgogna da Chardonnay ha la mineralità che ti aspetti dalla regione. Per chi vuole confrontare, la fascia sotto i 20 euro è dove sta il Trento DOC e il Prosecco Superiore. Per chi vuole salire ancora, il Franciacorta nelle versioni millesimate comincia a distinguersi in modo netto.