Guida Tannico
I vitigni rossi italiani
I principali tipi di uva rossa della penisola, spiegati uno per uno
In Italia sono registrate 545 varietà di vite da vino, e più di 350 sono vitigni rossi autoctoni: quasi il doppio dei 210 censiti in Francia. Questa guida fa il giro dei principali, dalla Toscana alla Sicilia: per ognuno trovi zona, denominazione, profilo nel bicchiere e abbinamento, accanto all'approfondimento sul suo carattere e la sua storia. Il Cabernet Sauvignon, pur ampiamente diffuso in Italia, non compare: qui parliamo solo di varietà autoctone.
Qual è il vitigno rosso più coltivato in Italia?
Il primato spetta al Sangiovese, con oltre 36.000 ettari solo in Toscana. Per gran parte del Novecento ha avuto una fama immeritata di vitigno mediocre: i disciplinari generosi degli anni '60 incoraggiavano rese altissime, e molti produttori si sono rifugiati nel Cabernet e nel Merlot dei Supertuscans. Da fine anni '80, con la ricerca clonale nel Chianti Classico e la drastica riduzione delle rese, il Sangiovese ha ritrovato la sua identità: oggi firma da solo, per legge, il Brunello di Montalcino.
Gli altri grandi vitigni rossi italiani
Dal Piemonte alla Sicilia, i vitigni a bacca rossa che contano davvero. Una scheda per ciascuno.
Piemonte
Denominazione
Barolo, Barbaresco DOCG
Nel bicchiere
frutti rossitannino fittolongevo
Da abbinare a
Brasati, formaggi stagionati, selvaggina.
Il Nebbiolo è documentato nelle Langhe già dal 1266, quando un atto del castello di Rivoli registra un vino chiamato "Nibiol". Il nome deriverebbe da nebbia, quella che avvolge il Piemonte in ottobre, quando le uve vengono raccolte tardissimo. Predilige le marne calcaree intorno ad Alba, dove regala i suoi vini più celebri: il Barolo, potente e strutturato, e il Barbaresco, più elegante e pronto prima. Fuori dal Piemonte resiste solo in poche enclave alpine, come la Valtellina, dove è chiamato Chiavennasca.
Piemonte
Denominazione
Barbera d'Asti DOCG, Nizza DOCG
Nel bicchiere
ciliegiaacidità vivatannino morbido
Da abbinare a
Bolliti, salumi, primi con ragù.
Per decenni chiamato "il vino del popolo" per la sua abbondanza, il Barbera matura circa due settimane dopo il Dolcetto ma prima del Nebbiolo, e conserva un'acidità naturale molto alta anche a piena maturazione. È proprio questa acidità, insieme a tannini contenuti, il suo tratto costante. Nelle zone di Asti il Barbera occupa i migliori vigneti; ad Alba, invece, quei terreni sono riservati al Nebbiolo. Dagli anni '80 l'affinamento in barrique ha aggiunto speziatura e struttura ai suoi stili più ambiziosi.
Toscana
Denominazione
Chianti Classico, Brunello di Montalcino DOCG
Nel bicchiere
ciliegiaerbe aromaticheacidità
Da abbinare a
Bistecca alla fiorentina, pasta al ragù, formaggi stagionati.
Vitigno principe della Toscana, coltivato anche in Romagna, Umbria e Marche, il Sangiovese matura tardi e in modo capriccioso: negli anni caldi dà vini ricchi e longevi, in quelli freschi accentua acidità e tannini duri. Predilige i pendii collinari, dove il forte sbalzo termico giorno-notte esalta i suoi aromi. Il Brunello di Montalcino lo vinifica in purezza per legge; il vicino Vino Nobile di Montepulciano, dal 2010, ammette invece fino al 30% di varietà internazionali.
Sicilia
Denominazione
Eloro DOC, Cerasuolo di Vittoria DOCG
Nel bicchiere
frutta maturacolore intensocorpo pieno
Da abbinare a
Carne rossa alla griglia, pasta alla norma, caponata.
Il vitigno più coltivato dell'isola, il Nero d'Avola nasce nel sud-est della Sicilia, tra Avola e Pachino. Qui il caldo costante e le forme di allevamento basse ne esaltano il colore fitto e il frutto dolce di ciliegia e prugna. Come il Syrah, ha bisogno di un buon sito e di calore per dare il meglio. Vinificato in purezza tende a rispondere bene all'affinamento in legno; a Vittoria viene tradizionalmente assemblato con il Frappato per un rosso più fresco e beverino, il Cerasuolo.
Abruzzo
Denominazione
Montepulciano d'Abruzzo DOC
Nel bicchiere
frutta scuraspezie dolcicorpo robusto
Da abbinare a
Arrosti, salsicce alla brace, formaggi di pecora.
Da non confondere con il Vino Nobile di Montepulciano, che è tutt'altra cosa (un Sangiovese toscano che prende il nome dal paese, non dal vitigno), il Montepulciano è l'uva rossa che identifica l'Abruzzo. Merito anche del lavoro di produttori come Emidio Pepe, Tiberio e Valentini, che ne hanno fatto un rosso capace di lunghi invecchiamenti oltre al classico ruolo da tutto pasto. Tannini definiti, corpo pieno e note di frutta scura e spezie dolci: un vitigno che guadagna complessità con il tempo in bottiglia.
Sardegna
Denominazione
Cannonau di Sardegna DOC
Nel bicchiere
frutta rossa maturamorbidoalcolico
Da abbinare a
Porceddu, agnello, formaggi stagionati sardi.
Il Cannonau è geneticamente lo stesso vitigno del Grenache francese e della Garnacha spagnola. I sardi rivendicano di essere stati loro a esportarlo in Spagna, e non il contrario, durante i secoli di dominio aragonese sull'isola (1297-1713): una teoria plausibile, anche se l'origine resta dibattuta. Coltivato soprattutto su alberello nella provincia di Nuoro, dà vini dal colore quasi nero (in sardo nieddu), morbidi, con buon grado alcolico e un frutto maturo e avvolgente.
Campania e Basilicata
Denominazione
Taurasi DOCG, Aglianico del Vulture DOC
Nel bicchiere
liquiriziapepe nerotannino deciso
Da abbinare a
Carni brasate, cacciagione, formaggi a lunga stagionatura.
Per secoli si è pensato che il nome Aglianico derivasse da "Ellenico", legando il vitigno a un'origine greca: l'analisi del DNA, però, non ha trovato nessuna parentela con varietà elleniche conosciute. Coltivato tra le province di Avellino e Benevento in Campania e nel Vulture in Basilicata, matura così tardi che la vendemmia può arrivare a novembre. Predilige i suoli vulcanici, dove dà i risultati migliori: colore profondo, tannini fitti e decisi, aromi di frutta scura, pepe nero e liquirizia.
Puglia
Denominazione
Primitivo di Manduria DOC
Nel bicchiere
prugnaspeziatoalcolico
Da abbinare a
Carni rosse speziate, formaggi stagionati, salumi piccanti.
Il caso più curioso tra i vitigni italiani: il Primitivo è geneticamente identico allo Zinfandel della California, coltivato nella Napa Valley. La conferma via DNA ha risolto un mistero che durava da decenni e ha aiutato la sua popolarità negli Stati Uniti, dove i consumatori lo riconoscono come "il cugino italiano" del loro vitigno. Coltivato nel Salento, dà vini pieni, morbidi e vellutati, con un'alta gradazione alcolica e note di frutti di bosco, prugna e spezie come pepe nero e cannella.
Puglia
Denominazione
Salice Salentino DOC
Nel bicchiere
ciliegia neraterrosostrutturato
Da abbinare a
Carni alla brace, orecchiette al ragù, formaggi pugliesi.
Il nome significa letteralmente "nero amaro", ma il vino che ne nasce è tutt'altro che aspro. Il Negroamaro domina il Salento, tra le province di Lecce e Brindisi, dove matura più tardi del Primitivo e regala tannini più fitti. Da solo o assemblato con la Malvasia Nera, firma denominazioni come il Salice Salentino, il Copertino e il Brindisi. Sono vini di buona struttura, con note di ciliegia nera e prugna che si arricchiscono di sfumature terrose e speziate.
Piemonte e Lombardia
Denominazione
Dogliani DOCG, Colli Piacentini DOC
Nel bicchiere
frutta rossatannino leggerobeverino
Da abbinare a
Salumi, formaggi freschi, primi piatti quotidiani.
Nonostante il nome, il Dolcetto dà vini secchi: matura precocemente, prima di ogni altro rosso piemontese, e ha bassi livelli di tannino. Le zone classiche sono Dogliani, Diano d'Alba e le Langhe. Diverso discorso per la Bonarda: quella piemontese è un vitigno a sé, spesso usato per tagliare altri vini; quella dell'Oltrepò Pavese, più nota, si fa in realtà con l'uva Croatina, coltivata soprattutto in Lombardia.
Vuoi approfondire? Abbiamo scritto anche una guida ai principali vitigni bianchi italiani.